Uonna club 1981/1983

di Valerio Lazzaretti

Era la fine degli anni ’70. Per la precisione eravamo nel dicembre del 1979. A Roma, un manipolo di persone inaugurava un locale, una discoteca sui generis dove ascoltare e produrre musica dal vivo. Amedeo Brodolini, Claudio Imperatori, Stefano Cillis, erano alcuni fra i principali promotori. A loro si aggiunsero presto alcuni dj che provenivano dalle radio di movimento fra le quali, Radio Proletaria. Tra loro, Sandrino aka Prince Faster, Alessandro Cocchi, Roberto Agostini.

La discoteca inizialmente si chiamava Uomo/Donna club, ma una geniale intuizione, la fece diventare ben presto Uonna Club. Al locale si accedeva percorrendo una rampa in discesa, posta in prossimità del civico 871 della via Cassia. Accanto alla porta scorrevole del Uonna, un’altra saracinesca, quella del Cineforum “Montaggio delle attrazioni.”

Dopo aver varcato l’ingresso, si scendeva qualche scalino e sulla destra si aprivano un paio di stanzette. In totale, una pianta a quadrilatero irregolare di circa 250mq, con una pista ricavata quasi al centro della sala delimitata da alcuni pilastri portanti. Su un lato il bancone del bar e a fianco il palco per i concerti. Di fronte alla pista, la consolle del dj, la stanza di Amerigo, i bagni. Distribuite un po’ ovunque, delle piccole anse, con possibilità di sedersi in gruppo, sdraiarsi sui divanetti vari dove fumare e bere in tranquillità.

Al Uonna si riversavano diverse persone. Dagli autonomi post ’77, ai punk, agli skins, alle tante ragazze ribelli, ai rockabilly e signore, alla fauna underground dark, ai motociclisti e alla variegata moltitudine di animali di strada che, in quegli anni, infestavano le notti della capitale.

In una Roma scossa dalla violenza politica, con pochissime occasioni di aggregazione giovanile, quel locale rappresentò per una moltitudine di persone, il luogo dove trascorrere in compagnia il sabato e a volte la domenica sera, sorseggiando una birra o un drink e ascoltando le selezioni musicali proposte dalla consolle o i concerti live. E il locale cominciava a funzionare. Durante i fine settimana la pista si riempiva di persone urlanti e festanti che ballavano divertendosi e scatenandosi fino alle prime ore del mattino.

Se ne accorsero anche gli estremisti di destra di Terza posizione. Nella campagna contro le discoteche portata avanti dal movimento, il pentito Walter Sordi, attribuirà a membri nel nucleo Flaminio-Cassia, la paternità di un attentato non riuscito proprio contro il Uonna. La mattina del 23 aprile 1980, di fronte alla porta del locale, gli artificieri rinvennero una bomba rudimentale inesplosa e la disinnescarono. Un tubo di ferro lungo 30 cm, del diametro di cm.11, racchiuso da due dadi esagonali e contenente Kg.2.500 di polvere nera, con un congegno elettrico alimentato a batteria.

Dal 1981 il Uonna Club diventò la meta preferita di rockers, skins, punks, rockabilly. Ogni sabato in programma c’erano le selezioni musicali Punk, Oi, New Wave e Rock alternativo e si esibiva un gruppo della scena romana. Sulla pista si pogava. Tutti saltellavano al ritmo della musica spingendosi e urlando. Si sudava forte al Uonna. Poi ci si sedeva in compagnia, ci si beveva una birra e, ancora giù di nuovo in pista.

Quel locale cominciò ad essere frequentato da una moltitudine di persone. In quel periodo, le bande di punks e di skins che provenivano da zone diverse della città, si incontravano e si scontravano all’interno e all’esterno del locale. Ma diverbio dopo diverbio, rissa dopo rissa, bevuta dopo bevuta, le bande cominciarono ad intessere dei rapporti fra loro. Quella discoteca fu importantissima per la nascente scena romana, perché fu lì che si iniziò a coagulare tutto il popolo ribelle di Roma. Quell’arena posta sotto il livello stradale, fu la pietra miliare di un percorso da cui si sviluppò tutto il resto.

Nei primi anni ’90, purtroppo, il locale chiuse definitivamente.

Per nostra fortuna, le testimonianze degli eventi che venivano programmati settimanalmente al Uonna, sono arrivate fino ai giorni nostri. Grazie al grafico punk Cristiano Rea, che è riuscito a recuperare buona parte delle locandine che produsse all’epoca, la “Propaganda” che riguardava la programmazione del locale, ci è stata quasi per intero “restituita”. Grazie al lavoro di questo artista, di questa avanguardia grafica, a quelle sue tavole realizzate rigorosamente in bianco e nero, oggi tutti possono farsi un’idea di quello che veniva programmato nella “catacomba” chiamata Uonna Club.

Pubblicato da Cristiano Rea

newroz09@gmail.com

5 pensieri riguardo “Uonna club 1981/1983

  1. 1980-81..quante scazzottate ..niente di piu..dopo 5 minuti finiva tutto..calma apparente..eri preso troppo dalla musica ..il grande Prince Faster…che serate!!

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  2. Bellissimo periodo gli anni ’80, in cui non ancora maggiorenne ero già un’anticonformista per eccellenza e sin dai primi anni della scuola superiore ascoltavo già “certa” musica molto anticonformista. Il rock, l’hard rock, il punk, parte della new wave erano all’epoca la mia musica preferita con il mitico Bowie mio beniamino di sempre. Ricordo che vestirsi di nero rappresentava uno shock per la massa, il nero era raro e la gente comune mi dipingeva per “una strana” che aveva idee fuori dal comune. Ricordo che andavo a pescare vinili e cd nei posti più sconosciuti e certi abiti nelle botteghe più nascoste del centro di Roma, quelle poco conosciute, quelle vuote dove non ci andava nessuno. Dovevo distinguermi dal gregge, dai paninari, da quelli vestiti tutti uguali e adoravo frequentare il Uonna Club che era a due passi da casa mia. Questo senza che i miei lo sapessero, mi avrebbero certamente cacciata di casa, in quanto in zona tutti conoscevano quel locale ed era molto malvisto. Ricordo che c’era tutta la musica che piaceva a me, si ascoltavano concerti di musica seria, si fumava e si beveva a go-go ma purtroppo a volte assistevo a risse e irruzioni della Polizia, il che destava in me un po’ di amarezza unita al timore che potessi rimanere coinvolta e che poi potevano saperlo i miei. Decisi così di non frequentarlo per un periodo e qualche annetto dopo venni a sapere che lo avevano chiuso con mio enorme dispiacere, in quanto in giro locali così fighi non ce n’erano e mai più ne ho trovati nemmeno lontana dalla città. Un gran peccato davvero, perché per me e per tanti il Uonna Club ha rappresentato un modo diverso e anticonformista di ascoltare musica, quella che seguivo e che sentivo dentro, soprattutto in compagnia di persone che certamente non ci andavano per esprimere violenza, ma per il piacere di condividere una passione, degli ideali, delle esperienze, dei propri pensieri e tanta bella musica in comune. È stato un pezzo di storia che se n’è andato, ma che ha segnato intere generazioni che non avevano tante pretese e che si divertivano davvero con poco.

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